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lunedì 16 novembre 2009

Gen. Garofano: "Dirò la mia verità". Domani conferenza stampa

Fra gli articoli oggi in rassegna stampa, il più completo sulle dimissioni del gen. Garofano è quello pubblicato da Larepubblica Parma .it. Interessanti come e più del solito i commenti dei lettori all'articolo, quasi tutti espressioni di solidarietà apprezzamento e stima per l'ex comandante dei Ris e perplessità quando non aperto dissenso con l'operato dell'avv. Taormina. Da sottolineare che il tribunale militare all'epoca dell'inchiesta non ravvisò reati commessi che fossero sotto la sua competenza e tramise gli atti alla procura civile.


Da Larepubblica Parma.it 16.11.09
Luciano Garofano lascia la guida dei Ris. La notizia arriva prima che, in serata, il procuratore di Parma Gerardo La Guardia confermi l'apertura di un fascicolo nei suoi confronti per le ipotesi di reato di truffa ai danni dello Stato, peculato, falso e abuso d'ufficio. Le indagini sono scaturite da una denuncia dell'avvocato Carlo Taormina in merito a presunte irregolarità compiute dal reparto per lo svolgimento di consulenze tecniche su importanti e controversi casi giudiziari degli ultimi anni

Romano, 56enne, Luciano Garofano è stato fino a ieri comandante del Reparto investigazioni scientifiche di Parma, che guidava da 14 anni. Ha presentato congedo al comando generale dei carabinieri dopo essersi occupato dei delitti più noti degli ultimi anni, dall’o micidio di Garlasco alla strage di Erba, dal caso Cogne all’a ssassinio di via Poma. Difficilmente ora rimarrà disoccupato: da tempo l'ufficiale sarebbe al centro di un progetto per la nascita di una nuova struttura di investigazione privata.

"Dirò la mia verità". Ieri il colonnello, diventato generale al momento del congedo come da consuetudine, aveva preferito non rilasciare nessuna dichiarazione: "In questo momento - aveva detto - non intendo fare alcun commento". Oggi ha aggiunto: "Sono accuse che fanno molto male", annunciando per domani alle 12 una conferenza stampa all'hotel Excelsior di Roma, dove racconterà la sua versione dei fatti in merito all'indagine in cui è coinvolto e alla scelta di lasciare l'Arma. "Sono pronto - ha sottolineato - a raccontare tutta la verità. Risponderò a tutte le domande che mi verranno rivolte".

L'inchiesta. Nelle indagini della procura di Parma Garofano è l'unico iscritto nel registro degli indagati per una vicenda che ruota intorno ad alcune consulenze di cui è stato incaricato, in qualche caso in qualità di "persona fisica", non di ufficiale superiore dell'Arma. Quelle nei suoi confronti, commenta La Guardia "sono ipotesi di reato per certi versi provvisorie in attesa di avere una informativa specifica e definitiva. Il colonnello non è stato convocato per un interrogatorio che allo stato non avrebbe senso". Insomma, l'inchiesta è ancora agli albori ed è "prematuro esprimere qualunque tipo di valutazione. "Il tribunale militare aprì un'inchiesta sul colonnello Garofano non ravvisando però la commissione di reati che potessero rientrare sotto la sua competenza. "A giugno - ha spiegato Laguardia - gli atti sono stati trasmessi a Parma e noi abbiamo aperto un fascicolo".

Le dimissioni. Secondo le prime ricostruzioni le dimissioni di Garofano, però, non sarebbero collegate con la vicenda che lo vede indagato, ma sarebbero da ricondurre a motivazioni personali legate al suo trasferimento da Parma disposto dopo che Garofano si era presentato alle ultime elezioni europee con La Destra, senza però essere eletto. La motivazione alla base del trasferimento disposto dal Comando generale dell'Arma sostiene che in base alla legge il comandante non poteva più continuare ad esercitare là dove si era candidato.

Un'impostazione contestata dall'ufficiale, che aveva fatto ricorso al Tribunale amministrativo regionale contro il provvedimento. Il Tar in un primo momento aveva accolto la richiesta di sospensiva, bloccando il trasferimento, ma il Consiglio di Stato ne ha successivamente riconosciuto la legittimità. Il colonnello Garofano è stato dunque trasferito da Parma al Racis di Roma, il Raggruppamento operativo scientifico dell'Arma, una decisione che l'ufficiale ha continuato a non condividere.

La soddisfazione di Taormina. Comunque soddisfatto l'ex avvocato di Anna Maria Franzoni, condannata anche grazie alle indagini del Ris di Parma. "Ciò che ha costituito oggetto delle mie indicazioni - ha commentato Taormina - ha trovato riscontro. Più volte il Comandante Garofano ha riservato a me attacchi di tutti i generi senza successo. Mi auguro che finalmente ora questo signore possa rispondere alla giustizia ordinaria senza divisa e ulteriore possibilità di remora".

"Le accuse - precisa l'avvocato - sono di aver utilizzato attrezzature e personale appartenente all'Arma durante l'orario di ufficio e di aver percepito somme di denaro dalle consulenze tecniche affidategli quando il consulente tecnico nominato dai pubblici ministeri o dai giudici per legge non può essere considerato pubblico ufficiale ma privato cittadino".

La solidarietà dell'Arma. "L'Arma conferma stima e apprezzamento per le qualità professionali e personali del generale Garofano e dei militari del Ris di Parma". E' quanto rispondono all'ufficio stampa del comando generale dell'Arma dei carabinieri alla richiesta di un commento sulla vicenda Garofano. I militari del Ris, proseguono all'ufficio stampa, "operano con incarichi di consulenza e perizia conferiti anche a titolo individuale dall'autorità giudiziaria, secondo le regole fissate dal codice di procedura penale e dalla disciplina interna per l'uso delle strumentazioni dell'Amministrazione". "L'Arma - viene infine sottolineato - è impegnata al fianco dell'autorità giudiziaria di Parma per chiarire ogni dettaglio della vicenda".

domenica 15 novembre 2009

Il Col. Garofano si congeda dall'Arma

Oggi, 15 novembre il tg1 delle 13.30 lancia la notizia delle dimissioni del Col. Garofano dall'Arma dei Carabinieri che le accetta. Le motivazioni di questa scelta sono note in verità soltanto all'ex Comandante dei Ris di Parma, mentre le varie testate giornalistiche, con qualche distinguo, collegano la decisione con il ruolo di indagato per truffa ai danni dello stato ed altri reati ipoteticamente commessi durante le indagini sui casi esaminati dal Col. e dalla sua squadra dall 2002 ad oggi, i cui documenti cartacei, si parla di circa ventimila faldoni, sono stati prelevati in due riprese dalla Guardia di Finanza su ordine del pm Dal Monte, titolare dell'indagine presso la Procura di Parma su denuncia dell'avv. Taormina.
Altre ipotesi di motivazioni sono legate alla decisione del Comando Generale dell'Arma di trasferimento del Col.Garofano dal Ris di Parma al Racis di Roma per incompatibilità ambientale dopo la candidatura alle lezione europee nello stesso collegio elettorale in cui il Col.Garofano opera. A questa decisione il comandante si era opposto ed il Tar del Lazio aveva annullato il trasferimento, ma il ricorso dell' Arma era stato accolto in Consiglio di Stato ed il trasferimento divenuto definitivo.
Oltre alle motivazioni sulle quali è lecito interrogarsi colpisce lo stile a tratti già colpevolista con cui è ritratto il Col. Garofano, con richiami e relativi giudizi al suo impegno nella divulgazione del ruolo delle indagini scientifiche, come se non si trattasse della stessa persona che insieme alla sua squadra di scienziati contribuiva a risolvere i più famosi casi di cronaca dai Caretta a Tommaso Onofri, a Novi Ligure, a Erba passando per Cogne.
L'inizio della campagna mediatica contro i Ris di Parma ed in particolare contro il suo Comandante avviene a Cogne con l'irrompere nella difesa della Franzoni dell'avv. Taormina e continua ancora oggi con il caso di Garlasco.
Il prof. Taormina a mezzo stampa e in trasmissioni televisive lancia pesantissime accuse sull'operato dei Ris e del suo comandante, tentando di screditare la professionalità e l'attendibilità dei risultati delle loro indagini. Partono le denunce per calunnie e diffamazione che non avranno giustizia per l'immunità parlamentare prima e per decorrenza dei termini legali poi.
L'avv. Taormina continua ora compiaciuto la sua personale guerra contro un professionista che per oltre trenta anni ha servito lo Stato con dedizione e senso di responsabilità, a garanzia della sicurezza dei cittadini.
Le posizioni dell'avv. Taormina sono note, mentre quelle del Col. Garofano sono affidate alle pagine del suo ultimo libro "Il processo imperfetto" in cui descrive anche i contrasti con il difensore della Franzoni. All'indomani della pubblicazione del libro, con tempestività impressionante, la Guardia di Finanza requisisce alcuni faldoni relativi agli atti di alcuni casi presso la sede del Ris di Parma su denuncia dell'Avv. Taormina. A due mesi dall'uscita del libro parte puntualissima l'annuncio di querela da parte dell'Avv. Taormina per le pagine in cui è protagonista.
Al di là di tutte le considerazioni possibili sui fatti da indagare, per i quali la Procura di Parma dovrà accertare la fondatezza o meno, vorrei conoscere la vera origine dell'aggressività dell'avv. Taormina nei confronti del col. Garofano, che si concretizza utilizzando strumenti di legge per finalità che i cittadini non riescono a comprendere completamente, ma che pagano attraverso i contributi di tutti.
I soldi dei contribuenti sono ben spesi per indagare anche su casi risolti, passati giudicato, quando si auspica una maggiore disponibità di risorse per la magistratura per ridurre la durata dei processi?
Quanto ci costa la vendetta privata di Taormina? E' davvero così necessario e giustificato attaccare la carriera, il prestigio, il valore di uno scienziato in divisa per soddisfare la sete di giustizia del prof. Taormina?
Ai cittadini interessano altre battaglie, da combattere quotidianamente contro i soprusi dei potenti, degli arroganti, impuniti anche se palesemente colpevoli, a piede libero per continuare a commettere reati contro gli onesti ed ingenui che credono ancora di ottenere giustizia.
Ma la giustizia è ingolfata da una montagna di processi da definire, ora se ne aggiunge un altro.
In uno stato democratico in cui è possibile esprimere liberamente il proprio pensiero, l'utilizzo strumentale di mezzi di comunicazione in condizioni di squilibrio fra due o più posizioni contrapposte non favorisce il confronto sereno e costruttivo, quindi usiamo la democrazia della Rete per dare voce ai tanti che per pudore, onestà, senso di responsabilità decidono per il silenzio e la riflessione in attesa di far valere il loro diritto ad ottenere giustizia.

martedì 27 gennaio 2009

Ris Parma: robot analizza tracce di sudore e inchioda lo stupratore

Da IlMattino.it del 27.01.09

Ris: analisi sul sudore grazie a un robot per scoprire lo stupratore

ROMA (27 gennaio) - Negli abiti o in qualsiasi altro frammento di tessuto o sulla pelle potrebbero nascondere elementi decisivi per risalire al colpevole di uno stupro. Tra questi il sudore che non sfugge a un robot primo nel suo genere in Europa e utilizzato dal Reparto dei carabinieri per le investigazioni scientifiche (Ris) di Parma.

«È uno strumento in più per affrontare la violenza sessuale», ha detto il comandante del Ris, Luciano Garofano, nel convegno sul disegno di legge per l'istituzione della banca dati del Dna organizzato da Comitato Nazionale per Biosicurezza, Centro di ricerca interdipartimentale Eclsc dell'università di Pavia e Policlinico San Matteo di Pavia.

Un cerotto sulla pelle della vittima. «Abbiamo sviluppato una tecnica fondata sul prelievo gentile», ha detto Garofano mostrando le immagini di un tampone grande come un cerotto applicato al collo della vittima di una violenza. Premuto sulla pelle, il tampone raccoglie le tracce di sudore lasciate dal violentatore o dall'omicida.

Caccia ai cromosomi. «Il sudore - spiega - è un liquido biologico interessante, le cui tracce vengono lasciate inconsapevolmente e nel quale si rilasciano cellule». Per trovarle, aggiunge Garofano, «abbiamo organizzato una linea analitica». I reperti vengono analizzati da un robot specializzato, con bracci meccanici che muovono provette e aggiungono solventi per trattare i campioni. Nel caso di una violenza di gruppo, oltre ai cromosomi sessuali si possono andare a cercare quelli non sessuali e trovare così il profilo genetico di tutti i responsabili.

Generalmente prelievi convenzionali. «Ritengo - ha rilevato - che non siamo sufficientemente preparati ad affrontare un problema come la violenza sessuale», indicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) come una questione di salute pubblica e prima causa di morte nelle donne fra 15 e 44 anni. «Generalmente - ha aggiunto Garofano - nei casi di violenza sessuale si fanno prelievi convenzionali e non si pensa a proteggere indumenti, mani o altri elementi sui quali potrebbero trovarsi altre tracce, come quelle di sudore». Bisognerebbe quindi intervenire in modo diverso sulla scena di una violenza sessuale, «anche attingendo a professionalità ancora rare in Italia, come infermieri forensi devoluti ad accogliere vittime così particolari».

Banca Dati Dna: strumento efficace per combattere il crimini sessuali

Da Parma.Ok del 27.01.2009

Violenza sessuale, Garofano:
"Sì alla banca dati del Dna"


ROMA, 27 GENNAIO - Sì alla banca dati del Dna per individuare i responsabili di violenza sessuale, anche nel caso di stupri di gruppo.

Oggi a Roma il comandante dei Ris di Parma, Luciano Garofano, ha espresso la sua posizione.

Nel convegno sul disegno di legge per l'istituzione della banca dati del Dna, approvato dal Senato in dicembre e che ora dovrebbe approdare alla Camera, Garofano ha fatto riferimento all'efficacia dell'analisi del Dna nel caso dello stupro di Guidonia, come in altre vicende analoghe.

"Credo - ha detto - che al di là dei militari e delle telecamere, abbiamo nella banca dati un presidio più valido, capace di garantire la maggiore efficienza dell'apparato investigativo, processi più snelli, minori costi e migliori livelli di giustizia".


Da Adnkronos 27.01.09
SICUREZZA: GAROFANO (RIS), LA BANCA DATI DEL DNA ARMA CONTRO GLI STUPRI

Roma, 27 gen. - (Adnkronos) - La banca dati del Dna come arma "fondamentale" per contrastare gli stupri. Il comandante del reparto Carabinieri Investigazioni Scientifiche di Parma, Luciano Garofano, intervenendo sull'allarme stupri che si e' riacceso dopo i recenti episodi avvenuti nella capitale, ritiene che non ci sia piu' tempo da perdere. E, offrendo il suo contributo al convegno 'Quale banca del Dna per l'Italia?', organizzato oggi a Roma, il colonnello del Ris di Parma ha evidenziato come il Dna sia "fondamentale per questo tipo di reati visto che, anche inconsapevolmente, una violenza sessuale lascia una vasta offerta di tracce".
Intervenendo al dibattito, Luciano Garofano, promosso di recente al grado di colonnello, ha parlato dell'utilita' delle banche dati nelle investigazioni criminali. E, al riguardo, ha osservato che "va bene invocare militari e telecamere, ma la banca dati del Dna e' fondamentale per intervenire su questo tipo di reati. Oltretutto sarebbe anche meno dispendiosa. Ci siamo trovati di fronte a diverse violenze sessuali, anche di gruppo, e abbiamo fatto centinaia e centinaia di confronti, risolvendo i casi magari dopo un anno o due dai fatti quando i soggetti erano pregiudicati". Per ora l'istituzione della banca dati nazionale del Dna ha ricevuto l'approvazione al Senato lo scorso 22 dicembre.

giovedì 8 gennaio 2009

Universitario ucciso davanti alla biblioteca a Grigno Trento

Uno studente universitario, Michele Luigi Del Percio, è stato ucciso ieri intorno alle 14 davanti alla scalinata della biblioteca di Grigno,vicino a Trento. Un giovane albanese è stato interrogato dai Carabinieri di Borgo Valsugana e gravi indizi sono stati trovati a suo carico, oltre ad alcune testimonianze.
In questo caso di omicidio, ciò che lascia particolarmente sconcertati è l'assoluta mancanza di un movente, a meno che non ci arrampichi sui soliti "futili motivi". Quale valore può avere con sè un giovane studente in attesa di studiare un libro in una biblioteca di un piccolo paese, se non il desiderio di conoscenza e i sogni per il suo futuro. Ma tutto questo non è vendibile, mercificabile, è un bene interiore quindi perchè togliere la vita al ragazzo?
Le indagini degli inquirenti, le analisi dei reperti effettuate dai Ris di Parma, potranno dare risposte, indicare con ragionevole certezza l'assassino, ma per il momento per noi, che ancora non ci siamo assueffatti alle morti violente e senza senso, rimane lo sconcerto, e il martellante "perchè"...



Da IlMessaggero.it
Omicidio in biblioteca in Trentino:
fermato un giovane albanese


GRIGNO (8 gennaio) - Un giovane albanese, Lorenc Smoqi, 22 anni a febbraio, regolarmente residente in Italia, è stato fermato dai carabinieri per l'omicidio di uno studente universitario di 29 anni, Michele Luigi Del Percio, avvenuto ieri a Grigno, in Trentino. Lo straniero, imbianchino che aveva lasciato il lavoro a inizio dicembre, vive con la famiglia in Trentino e si trova in Italia da quattordici anni.

Del Percio, che studiava archeologia a Perugia, era andato a Grigno da Trento in treno, per ritirare un libro nella biblioteca comunale, ed è stato trovato agonizzante, ai piedi della scale della biblioteca, da alcuni passanti intorno alle 14. È morto poco dopo in ospedale, per le gravi ferite da arma da taglio riportate.

A carico del giovane albanese ci sono «indizi gravi e concordanti», ha detto il colonnello Carmine Furioso, della Compagnia provinciale dei carabinieri di Trento. Ascoltato fin dal pomeriggio di ieri dai militari di Borgo Valsugana, che hanno condotto le indagini, l'uomo ha negato di avere accoltellato lo studente e di essersi recato nella zona della biblioteca, dove è avvenuto il fatto.

Un testimone oculare ha però detto agli inquirenti di aver visto poco prima delle 14, prima dell'apertura della biblioteca, due giovani discutere animatamente davanti all'edificio chiuso. A un certo punto il testimone, che era a distanza di una trentina di metri, ha notato uno dei due afferrare l'altro per il bavero e poi estrarre dal giaccone qualcosa di luccicante e dirigerlo verso il rivale. L'aggredito è crollato a terra mentre l'aggressore si è allontanato. Più tardi l'aggressore è stato notato in paese da altre persone con uno zainetto scuro, lo stesso che aveva lo studente, e con un vistoso berretto rosso.

I carabinieri, dopo aver raccolto tutte le testimonianze, in serata si sono presentati a casa dei nonni del giovane albanese. Dopo una perquisizione, oltre ad un berretto rosso, hanno trovato nella lavatrice un paio di jeans con tracce ematiche. Il capo è stato invitato immediatamente al Ris di Parma per una verifica. Nello stesso tempo il giovane, portato in caserma è stato sottoposto ad un lungo interrogatorio. Ha negato di essersi recato in biblioteca - dicono gli inquirenti - ma non è riuscito a dare conto di un arco di tempo di un'ora e mezza, fra le 13.30 e le 15. L'omicidio è stato commesso alle 14.

sabato 6 dicembre 2008

Delitto Tulissi: primi risultati dal Ris di Parma/2

Da trieste.rvnet.eu 5 dicembre 2008

Omicidio Tulissi: sono della vittima le tracce nella villetta
L’esame svolto dai Carabinieri dei Ris di Parma ha accertato che sono della vittima le tracce di sangue rinvenute nella villetta di Manzano (Ud). Nel corso della riunione, svoltasi al comando dei Ris, è stato anche accertato che a sparare i cinque colpi è stata una sola pistola.
I Ris hanno, infine, fornito agli investigatori una gamma di armi compatibili con le tracce. L’omicidio era avvenuto l’11 novembre scorso e l’arma del delitto non è stata ancora trovata.

Delitto Tulissi di Manzano:i primi risultati delle perizie dei Ris

Da Il Messageroveneto.it (05 dicembre 2008)

FORSE UNA SVOLTA DALLE ANALISI DELLE MACCHIE DI SANGUE
Delitto di Manzano,
arrivano le risposte dei Ris

UDINE. Potrebbe essere a una svolta il giallo del delitto di Manzano. Sono infatti attese per oggi le prime risposte da parte dei Ris di Parma sui reperti balistici e biologici inviati dagli investigatori che cercano di dare un nome all’omicida di Tatiana Tulissi, la 36enne trovata uccisa con tre colpi di pistola lo scorso 11 novembre sulla porta di casa.

Nella città emiliana si recheranno il sostituto procuratore Lorenzo del Giudice e il comandante del nucleo investigativo dei carabinieri, Fabio Pasquariello. C’è molta attesa per gli esami delle gocce di sangue rinvenute nella villa, più precisamente lungo il selciato tra la porta d’ingresso e il deposito di legna dove la donna uccisa si era recata quella sera. Si sa già che i carabinieri del reparto investigazioni scientifiche guidato dal tenente colonnello Luciano Garofano hanno messo in campo particolari tecniche di osservazione utilizzate in occasione di alcuni dei grandi gialli italiani, dal delitto di Cogne a quello di Garlasco. Una risposta verrà anche sulle tracce lasciate dalle ogivedella calibro 38 usata dall’assassino, pistola che non è stata ritrovata.

L’ipotesi, avvalorata dall’autopsia, è che Tatiana Tulissi abbia infatti avuto una violenta collutazione con il suo assassino prima che questi la freddasse con la pistola. Ed è proprio sulla base di questo indizio che gli inquirenti fin da subito hanno cercato riscontri ai pronti soccorsi degli ospedali della regione, controllando liste di ricovero e referti, passando anche attraverso le guardie mediche, i medici di base e alcune farmacie, spingendosi fino a Trieste e ai centri del Veneto più vicini al Friuli. Un lavoro che non è stato ancora completato.

Le indagini sull’omicidio, dopo 24 giorni, continuano comunque in ogni direzione. La pista di un delitto maturato in famiglia o a causa di vecchi rancori non è stata esclusa, come neppure quella del ladro folle che avrebbe perso il controllo della situazione e di un tentativo di rapina finito male, benchè Tatiana sia stata trovata dal convivente, Paolo Calligaris, con addosso tutti i gioielli che portava quel giorno.


I Ris di Parma erano già stati chiamati in causa riguardo al delitto Tulissi quando si è trattato di esaminare il tampone per la prova dello sparo, lo stub, sulle mani del convivente della donna uccisa e del figlio quasi 17enne di questi. Esami che hanno dato risposta negativa. Sono dell’altra settimana, infine, due esposti anomini pervenuti in Procura e alla caserma dei carabinieri di Manzano, sui quali pure si sta lavorando.

martedì 4 novembre 2008

Le prove scientifiche indispensabili per le conclusioni delle indagini


Le relazioni tecniche depositate dal Ris di Parma, risultato dei rilievi effettuati nella villetta di Garlasco, costituiscono il naturale completamento delle indagini tradizionali, corroborando con prove scientifiche la ricostruzione del delitto e dei movimenti di vittima e aggressore.
Le prove scientifiche hanno assunto negli ultimi tempi un'importanza sempre maggiore nei procedimenti giudiziari, a causa della loro forza esplicativa dei fatti documentata da tecniche scientifiche consolidate, verificabili ed accettate dalla comunità scientifica internazionale.
Per intenderci un'indagine alla Maigret o della "Signora in giallo" quasi esclusivamente basata sull'intuito dell'investigatore, soggettivo e fallibile,non sarebbe più plausibile. Le tecniche scientifiche di analisi delle tracce biologiche e di altro tipologia rinvenute sulla scena del crimine aprono prospettive di spiegazione degli eventi delittuosi prima del loro avvento non immaginabili, ma poichè fondate su metodi di ricerca scientifici più affidabili con minimo margine di errore, misurabile, consentono una più serena valutazione da parte del magistrato nella formazione del suo giudizio.
Le prove scientifiche possono essere sottoposte a controperizia da parte dei difensori che si dovrebbero avvalere di periti certificati, affidabili per sostenere una diversa interpretazione delle tracce.
Purtroppo i periti che possano vantare la professionalità, la competenza tecnica, le risorse tecnologiche dei reparti di indagine scientifica dei Carabinieri o della Polizia di Stato al momento non è possibile quantificarli.
E' importante sottolineare che il dato scientifico ottenuto dovrebbe essere indipendente dalle motivazioni di difesa o accusa ma per ottenere questa indipendenza occorre che tutte le risorse di analisi della prova scientifica fossero raccolte in un'istituzione centrale e indipendente sul modello della Gran Bretagna dove il Forensic Science Service risponde alle richieste di analisi delle prove sia da parte degli inquirenti che dei difensori, garantendo il principio di neutralità che salvaguardia una costruzione serena di giudizio sulla posizione dell'indagato.
Fonte foto:www.flickr.com/phothos/funky64/2972228779/