Oggi sul Corrieredellasera.it Marco Imarisio scrive un acuto articolo sullo sport tutto italiano di infangare con soddifazione gli eroi che si distinguono per azioni coraggiose, per risultati eccelenti che non sono limitati alla sfera personale, ma divengono utili, positive per la collettività. I bersagli possono essere Vip, sportivi, ma anche servitori dello Stato come nel caso del Capitano Ultimo e di Garofano accomunati nell'articolo da uno strano destino.
Dalla lettura contenente la citazione di De Rita "Siamo vittime del contagio revisionista" prende spunto la considerazione che, dai fatti analizzati, si evince la potenza dell'invidia sociale, motore di movimenti d'opinione negativi atti a distruggere, infangare chi ha osato emergere dalla massa, dall'anonimato per il bene del proprio Paese, per il coraggio e la professionalità con cui ha svolto il proprio incarico, quasi fosse un attacco al qualunquismo, all'inettitudine, alla pigrizia intellettuale, all'acquiescenza pronta a divenire furore appena cambia il verso del vento, appena l'eroe si trova in difficoltà e ritorna vulnerabile, umano e piccolo come è nella condizione del popolo degli indifferenti.
Il peso dei meriti e degli eventuali errori è diseguale, per una regola di sopravvivenza siamo portati a ricordare meglio gli eventi negativi onde proteggerci dagli effetti pericolosi, ma qui non è in gioco la sopravvivenza della persona, o forse sì, la sopravvivenza dell'Ego degli inetti, degli ignavi, di chi gode delle disgrazie altrui, punito per aver osato dimostrare il valore, la grandezza d'animo, pronto al sacrificio per un ideale, per una fedeltà ai principi apparentemente smarriti e messi in risalto dall'opera di questi eroi moderni, non esenti da difetti eppure umani e nello stesso tempo Grandi.
Se criminalizziamo gli eroi postivi uccidiamo la nostra speranza di cambiamento, di rinascita tanto necessaria quanto difficile e accettiamo supinamente i soprusi degli arrogati e potenti perchè tanto capitano agli altri, mica a noi, che conduciamo la nostra vita grigia di sogni sbiaditi e dissolti nell'inazione per non essere attaccati, per vivere tranquilli.
Gli uomini coraggiosi come Capitano Ultimo e Garofano sono l'ossigeno delle coscienze civili, testimoni di aderenza a principi morali dei quali, sì, dovremmo essere positivamente invidiosi.
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martedì 17 novembre 2009
lunedì 16 novembre 2009
Gen. Garofano: "Dirò la mia verità". Domani conferenza stampa
Fra gli articoli oggi in rassegna stampa, il più completo sulle dimissioni del gen. Garofano è quello pubblicato da Larepubblica Parma .it. Interessanti come e più del solito i commenti dei lettori all'articolo, quasi tutti espressioni di solidarietà apprezzamento e stima per l'ex comandante dei Ris e perplessità quando non aperto dissenso con l'operato dell'avv. Taormina. Da sottolineare che il tribunale militare all'epoca dell'inchiesta non ravvisò reati commessi che fossero sotto la sua competenza e tramise gli atti alla procura civile.
Da Larepubblica Parma.it 16.11.09
Luciano Garofano lascia la guida dei Ris. La notizia arriva prima che, in serata, il procuratore di Parma Gerardo La Guardia confermi l'apertura di un fascicolo nei suoi confronti per le ipotesi di reato di truffa ai danni dello Stato, peculato, falso e abuso d'ufficio. Le indagini sono scaturite da una denuncia dell'avvocato Carlo Taormina in merito a presunte irregolarità compiute dal reparto per lo svolgimento di consulenze tecniche su importanti e controversi casi giudiziari degli ultimi anni
Romano, 56enne, Luciano Garofano è stato fino a ieri comandante del Reparto investigazioni scientifiche di Parma, che guidava da 14 anni. Ha presentato congedo al comando generale dei carabinieri dopo essersi occupato dei delitti più noti degli ultimi anni, dall’o micidio di Garlasco alla strage di Erba, dal caso Cogne all’a ssassinio di via Poma. Difficilmente ora rimarrà disoccupato: da tempo l'ufficiale sarebbe al centro di un progetto per la nascita di una nuova struttura di investigazione privata.
"Dirò la mia verità". Ieri il colonnello, diventato generale al momento del congedo come da consuetudine, aveva preferito non rilasciare nessuna dichiarazione: "In questo momento - aveva detto - non intendo fare alcun commento". Oggi ha aggiunto: "Sono accuse che fanno molto male", annunciando per domani alle 12 una conferenza stampa all'hotel Excelsior di Roma, dove racconterà la sua versione dei fatti in merito all'indagine in cui è coinvolto e alla scelta di lasciare l'Arma. "Sono pronto - ha sottolineato - a raccontare tutta la verità. Risponderò a tutte le domande che mi verranno rivolte".
L'inchiesta. Nelle indagini della procura di Parma Garofano è l'unico iscritto nel registro degli indagati per una vicenda che ruota intorno ad alcune consulenze di cui è stato incaricato, in qualche caso in qualità di "persona fisica", non di ufficiale superiore dell'Arma. Quelle nei suoi confronti, commenta La Guardia "sono ipotesi di reato per certi versi provvisorie in attesa di avere una informativa specifica e definitiva. Il colonnello non è stato convocato per un interrogatorio che allo stato non avrebbe senso". Insomma, l'inchiesta è ancora agli albori ed è "prematuro esprimere qualunque tipo di valutazione. "Il tribunale militare aprì un'inchiesta sul colonnello Garofano non ravvisando però la commissione di reati che potessero rientrare sotto la sua competenza. "A giugno - ha spiegato Laguardia - gli atti sono stati trasmessi a Parma e noi abbiamo aperto un fascicolo".
Le dimissioni. Secondo le prime ricostruzioni le dimissioni di Garofano, però, non sarebbero collegate con la vicenda che lo vede indagato, ma sarebbero da ricondurre a motivazioni personali legate al suo trasferimento da Parma disposto dopo che Garofano si era presentato alle ultime elezioni europee con La Destra, senza però essere eletto. La motivazione alla base del trasferimento disposto dal Comando generale dell'Arma sostiene che in base alla legge il comandante non poteva più continuare ad esercitare là dove si era candidato.
Un'impostazione contestata dall'ufficiale, che aveva fatto ricorso al Tribunale amministrativo regionale contro il provvedimento. Il Tar in un primo momento aveva accolto la richiesta di sospensiva, bloccando il trasferimento, ma il Consiglio di Stato ne ha successivamente riconosciuto la legittimità. Il colonnello Garofano è stato dunque trasferito da Parma al Racis di Roma, il Raggruppamento operativo scientifico dell'Arma, una decisione che l'ufficiale ha continuato a non condividere.
La soddisfazione di Taormina. Comunque soddisfatto l'ex avvocato di Anna Maria Franzoni, condannata anche grazie alle indagini del Ris di Parma. "Ciò che ha costituito oggetto delle mie indicazioni - ha commentato Taormina - ha trovato riscontro. Più volte il Comandante Garofano ha riservato a me attacchi di tutti i generi senza successo. Mi auguro che finalmente ora questo signore possa rispondere alla giustizia ordinaria senza divisa e ulteriore possibilità di remora".
"Le accuse - precisa l'avvocato - sono di aver utilizzato attrezzature e personale appartenente all'Arma durante l'orario di ufficio e di aver percepito somme di denaro dalle consulenze tecniche affidategli quando il consulente tecnico nominato dai pubblici ministeri o dai giudici per legge non può essere considerato pubblico ufficiale ma privato cittadino".
La solidarietà dell'Arma. "L'Arma conferma stima e apprezzamento per le qualità professionali e personali del generale Garofano e dei militari del Ris di Parma". E' quanto rispondono all'ufficio stampa del comando generale dell'Arma dei carabinieri alla richiesta di un commento sulla vicenda Garofano. I militari del Ris, proseguono all'ufficio stampa, "operano con incarichi di consulenza e perizia conferiti anche a titolo individuale dall'autorità giudiziaria, secondo le regole fissate dal codice di procedura penale e dalla disciplina interna per l'uso delle strumentazioni dell'Amministrazione". "L'Arma - viene infine sottolineato - è impegnata al fianco dell'autorità giudiziaria di Parma per chiarire ogni dettaglio della vicenda".
Da Larepubblica Parma.it 16.11.09
Luciano Garofano lascia la guida dei Ris. La notizia arriva prima che, in serata, il procuratore di Parma Gerardo La Guardia confermi l'apertura di un fascicolo nei suoi confronti per le ipotesi di reato di truffa ai danni dello Stato, peculato, falso e abuso d'ufficio. Le indagini sono scaturite da una denuncia dell'avvocato Carlo Taormina in merito a presunte irregolarità compiute dal reparto per lo svolgimento di consulenze tecniche su importanti e controversi casi giudiziari degli ultimi anni
Romano, 56enne, Luciano Garofano è stato fino a ieri comandante del Reparto investigazioni scientifiche di Parma, che guidava da 14 anni. Ha presentato congedo al comando generale dei carabinieri dopo essersi occupato dei delitti più noti degli ultimi anni, dall’o micidio di Garlasco alla strage di Erba, dal caso Cogne all’a ssassinio di via Poma. Difficilmente ora rimarrà disoccupato: da tempo l'ufficiale sarebbe al centro di un progetto per la nascita di una nuova struttura di investigazione privata.
"Dirò la mia verità". Ieri il colonnello, diventato generale al momento del congedo come da consuetudine, aveva preferito non rilasciare nessuna dichiarazione: "In questo momento - aveva detto - non intendo fare alcun commento". Oggi ha aggiunto: "Sono accuse che fanno molto male", annunciando per domani alle 12 una conferenza stampa all'hotel Excelsior di Roma, dove racconterà la sua versione dei fatti in merito all'indagine in cui è coinvolto e alla scelta di lasciare l'Arma. "Sono pronto - ha sottolineato - a raccontare tutta la verità. Risponderò a tutte le domande che mi verranno rivolte".
L'inchiesta. Nelle indagini della procura di Parma Garofano è l'unico iscritto nel registro degli indagati per una vicenda che ruota intorno ad alcune consulenze di cui è stato incaricato, in qualche caso in qualità di "persona fisica", non di ufficiale superiore dell'Arma. Quelle nei suoi confronti, commenta La Guardia "sono ipotesi di reato per certi versi provvisorie in attesa di avere una informativa specifica e definitiva. Il colonnello non è stato convocato per un interrogatorio che allo stato non avrebbe senso". Insomma, l'inchiesta è ancora agli albori ed è "prematuro esprimere qualunque tipo di valutazione. "Il tribunale militare aprì un'inchiesta sul colonnello Garofano non ravvisando però la commissione di reati che potessero rientrare sotto la sua competenza. "A giugno - ha spiegato Laguardia - gli atti sono stati trasmessi a Parma e noi abbiamo aperto un fascicolo".
Le dimissioni. Secondo le prime ricostruzioni le dimissioni di Garofano, però, non sarebbero collegate con la vicenda che lo vede indagato, ma sarebbero da ricondurre a motivazioni personali legate al suo trasferimento da Parma disposto dopo che Garofano si era presentato alle ultime elezioni europee con La Destra, senza però essere eletto. La motivazione alla base del trasferimento disposto dal Comando generale dell'Arma sostiene che in base alla legge il comandante non poteva più continuare ad esercitare là dove si era candidato.
Un'impostazione contestata dall'ufficiale, che aveva fatto ricorso al Tribunale amministrativo regionale contro il provvedimento. Il Tar in un primo momento aveva accolto la richiesta di sospensiva, bloccando il trasferimento, ma il Consiglio di Stato ne ha successivamente riconosciuto la legittimità. Il colonnello Garofano è stato dunque trasferito da Parma al Racis di Roma, il Raggruppamento operativo scientifico dell'Arma, una decisione che l'ufficiale ha continuato a non condividere.
La soddisfazione di Taormina. Comunque soddisfatto l'ex avvocato di Anna Maria Franzoni, condannata anche grazie alle indagini del Ris di Parma. "Ciò che ha costituito oggetto delle mie indicazioni - ha commentato Taormina - ha trovato riscontro. Più volte il Comandante Garofano ha riservato a me attacchi di tutti i generi senza successo. Mi auguro che finalmente ora questo signore possa rispondere alla giustizia ordinaria senza divisa e ulteriore possibilità di remora".
"Le accuse - precisa l'avvocato - sono di aver utilizzato attrezzature e personale appartenente all'Arma durante l'orario di ufficio e di aver percepito somme di denaro dalle consulenze tecniche affidategli quando il consulente tecnico nominato dai pubblici ministeri o dai giudici per legge non può essere considerato pubblico ufficiale ma privato cittadino".
La solidarietà dell'Arma. "L'Arma conferma stima e apprezzamento per le qualità professionali e personali del generale Garofano e dei militari del Ris di Parma". E' quanto rispondono all'ufficio stampa del comando generale dell'Arma dei carabinieri alla richiesta di un commento sulla vicenda Garofano. I militari del Ris, proseguono all'ufficio stampa, "operano con incarichi di consulenza e perizia conferiti anche a titolo individuale dall'autorità giudiziaria, secondo le regole fissate dal codice di procedura penale e dalla disciplina interna per l'uso delle strumentazioni dell'Amministrazione". "L'Arma - viene infine sottolineato - è impegnata al fianco dell'autorità giudiziaria di Parma per chiarire ogni dettaglio della vicenda".
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martedì 27 gennaio 2009
Ris Parma: robot analizza tracce di sudore e inchioda lo stupratore
Da IlMattino.it del 27.01.09
Ris: analisi sul sudore grazie a un robot per scoprire lo stupratore
ROMA (27 gennaio) - Negli abiti o in qualsiasi altro frammento di tessuto o sulla pelle potrebbero nascondere elementi decisivi per risalire al colpevole di uno stupro. Tra questi il sudore che non sfugge a un robot primo nel suo genere in Europa e utilizzato dal Reparto dei carabinieri per le investigazioni scientifiche (Ris) di Parma.
«È uno strumento in più per affrontare la violenza sessuale», ha detto il comandante del Ris, Luciano Garofano, nel convegno sul disegno di legge per l'istituzione della banca dati del Dna organizzato da Comitato Nazionale per Biosicurezza, Centro di ricerca interdipartimentale Eclsc dell'università di Pavia e Policlinico San Matteo di Pavia.
Un cerotto sulla pelle della vittima. «Abbiamo sviluppato una tecnica fondata sul prelievo gentile», ha detto Garofano mostrando le immagini di un tampone grande come un cerotto applicato al collo della vittima di una violenza. Premuto sulla pelle, il tampone raccoglie le tracce di sudore lasciate dal violentatore o dall'omicida.
Caccia ai cromosomi. «Il sudore - spiega - è un liquido biologico interessante, le cui tracce vengono lasciate inconsapevolmente e nel quale si rilasciano cellule». Per trovarle, aggiunge Garofano, «abbiamo organizzato una linea analitica». I reperti vengono analizzati da un robot specializzato, con bracci meccanici che muovono provette e aggiungono solventi per trattare i campioni. Nel caso di una violenza di gruppo, oltre ai cromosomi sessuali si possono andare a cercare quelli non sessuali e trovare così il profilo genetico di tutti i responsabili.
Generalmente prelievi convenzionali. «Ritengo - ha rilevato - che non siamo sufficientemente preparati ad affrontare un problema come la violenza sessuale», indicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) come una questione di salute pubblica e prima causa di morte nelle donne fra 15 e 44 anni. «Generalmente - ha aggiunto Garofano - nei casi di violenza sessuale si fanno prelievi convenzionali e non si pensa a proteggere indumenti, mani o altri elementi sui quali potrebbero trovarsi altre tracce, come quelle di sudore». Bisognerebbe quindi intervenire in modo diverso sulla scena di una violenza sessuale, «anche attingendo a professionalità ancora rare in Italia, come infermieri forensi devoluti ad accogliere vittime così particolari».
Ris: analisi sul sudore grazie a un robot per scoprire lo stupratore
ROMA (27 gennaio) - Negli abiti o in qualsiasi altro frammento di tessuto o sulla pelle potrebbero nascondere elementi decisivi per risalire al colpevole di uno stupro. Tra questi il sudore che non sfugge a un robot primo nel suo genere in Europa e utilizzato dal Reparto dei carabinieri per le investigazioni scientifiche (Ris) di Parma.
«È uno strumento in più per affrontare la violenza sessuale», ha detto il comandante del Ris, Luciano Garofano, nel convegno sul disegno di legge per l'istituzione della banca dati del Dna organizzato da Comitato Nazionale per Biosicurezza, Centro di ricerca interdipartimentale Eclsc dell'università di Pavia e Policlinico San Matteo di Pavia.
Un cerotto sulla pelle della vittima. «Abbiamo sviluppato una tecnica fondata sul prelievo gentile», ha detto Garofano mostrando le immagini di un tampone grande come un cerotto applicato al collo della vittima di una violenza. Premuto sulla pelle, il tampone raccoglie le tracce di sudore lasciate dal violentatore o dall'omicida.
Caccia ai cromosomi. «Il sudore - spiega - è un liquido biologico interessante, le cui tracce vengono lasciate inconsapevolmente e nel quale si rilasciano cellule». Per trovarle, aggiunge Garofano, «abbiamo organizzato una linea analitica». I reperti vengono analizzati da un robot specializzato, con bracci meccanici che muovono provette e aggiungono solventi per trattare i campioni. Nel caso di una violenza di gruppo, oltre ai cromosomi sessuali si possono andare a cercare quelli non sessuali e trovare così il profilo genetico di tutti i responsabili.
Generalmente prelievi convenzionali. «Ritengo - ha rilevato - che non siamo sufficientemente preparati ad affrontare un problema come la violenza sessuale», indicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) come una questione di salute pubblica e prima causa di morte nelle donne fra 15 e 44 anni. «Generalmente - ha aggiunto Garofano - nei casi di violenza sessuale si fanno prelievi convenzionali e non si pensa a proteggere indumenti, mani o altri elementi sui quali potrebbero trovarsi altre tracce, come quelle di sudore». Bisognerebbe quindi intervenire in modo diverso sulla scena di una violenza sessuale, «anche attingendo a professionalità ancora rare in Italia, come infermieri forensi devoluti ad accogliere vittime così particolari».
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Banca Dati Dna: strumento efficace per combattere il crimini sessuali
Da Parma.Ok del 27.01.2009
Violenza sessuale, Garofano:
"Sì alla banca dati del Dna"
ROMA, 27 GENNAIO - Sì alla banca dati del Dna per individuare i responsabili di violenza sessuale, anche nel caso di stupri di gruppo.
Oggi a Roma il comandante dei Ris di Parma, Luciano Garofano, ha espresso la sua posizione.
Nel convegno sul disegno di legge per l'istituzione della banca dati del Dna, approvato dal Senato in dicembre e che ora dovrebbe approdare alla Camera, Garofano ha fatto riferimento all'efficacia dell'analisi del Dna nel caso dello stupro di Guidonia, come in altre vicende analoghe.
"Credo - ha detto - che al di là dei militari e delle telecamere, abbiamo nella banca dati un presidio più valido, capace di garantire la maggiore efficienza dell'apparato investigativo, processi più snelli, minori costi e migliori livelli di giustizia".
Da Adnkronos 27.01.09
SICUREZZA: GAROFANO (RIS), LA BANCA DATI DEL DNA ARMA CONTRO GLI STUPRI
Roma, 27 gen. - (Adnkronos) - La banca dati del Dna come arma "fondamentale" per contrastare gli stupri. Il comandante del reparto Carabinieri Investigazioni Scientifiche di Parma, Luciano Garofano, intervenendo sull'allarme stupri che si e' riacceso dopo i recenti episodi avvenuti nella capitale, ritiene che non ci sia piu' tempo da perdere. E, offrendo il suo contributo al convegno 'Quale banca del Dna per l'Italia?', organizzato oggi a Roma, il colonnello del Ris di Parma ha evidenziato come il Dna sia "fondamentale per questo tipo di reati visto che, anche inconsapevolmente, una violenza sessuale lascia una vasta offerta di tracce".
Intervenendo al dibattito, Luciano Garofano, promosso di recente al grado di colonnello, ha parlato dell'utilita' delle banche dati nelle investigazioni criminali. E, al riguardo, ha osservato che "va bene invocare militari e telecamere, ma la banca dati del Dna e' fondamentale per intervenire su questo tipo di reati. Oltretutto sarebbe anche meno dispendiosa. Ci siamo trovati di fronte a diverse violenze sessuali, anche di gruppo, e abbiamo fatto centinaia e centinaia di confronti, risolvendo i casi magari dopo un anno o due dai fatti quando i soggetti erano pregiudicati". Per ora l'istituzione della banca dati nazionale del Dna ha ricevuto l'approvazione al Senato lo scorso 22 dicembre.
Violenza sessuale, Garofano:
"Sì alla banca dati del Dna"
ROMA, 27 GENNAIO - Sì alla banca dati del Dna per individuare i responsabili di violenza sessuale, anche nel caso di stupri di gruppo.
Oggi a Roma il comandante dei Ris di Parma, Luciano Garofano, ha espresso la sua posizione.
Nel convegno sul disegno di legge per l'istituzione della banca dati del Dna, approvato dal Senato in dicembre e che ora dovrebbe approdare alla Camera, Garofano ha fatto riferimento all'efficacia dell'analisi del Dna nel caso dello stupro di Guidonia, come in altre vicende analoghe.
"Credo - ha detto - che al di là dei militari e delle telecamere, abbiamo nella banca dati un presidio più valido, capace di garantire la maggiore efficienza dell'apparato investigativo, processi più snelli, minori costi e migliori livelli di giustizia".
Da Adnkronos 27.01.09
SICUREZZA: GAROFANO (RIS), LA BANCA DATI DEL DNA ARMA CONTRO GLI STUPRI
Roma, 27 gen. - (Adnkronos) - La banca dati del Dna come arma "fondamentale" per contrastare gli stupri. Il comandante del reparto Carabinieri Investigazioni Scientifiche di Parma, Luciano Garofano, intervenendo sull'allarme stupri che si e' riacceso dopo i recenti episodi avvenuti nella capitale, ritiene che non ci sia piu' tempo da perdere. E, offrendo il suo contributo al convegno 'Quale banca del Dna per l'Italia?', organizzato oggi a Roma, il colonnello del Ris di Parma ha evidenziato come il Dna sia "fondamentale per questo tipo di reati visto che, anche inconsapevolmente, una violenza sessuale lascia una vasta offerta di tracce".
Intervenendo al dibattito, Luciano Garofano, promosso di recente al grado di colonnello, ha parlato dell'utilita' delle banche dati nelle investigazioni criminali. E, al riguardo, ha osservato che "va bene invocare militari e telecamere, ma la banca dati del Dna e' fondamentale per intervenire su questo tipo di reati. Oltretutto sarebbe anche meno dispendiosa. Ci siamo trovati di fronte a diverse violenze sessuali, anche di gruppo, e abbiamo fatto centinaia e centinaia di confronti, risolvendo i casi magari dopo un anno o due dai fatti quando i soggetti erano pregiudicati". Per ora l'istituzione della banca dati nazionale del Dna ha ricevuto l'approvazione al Senato lo scorso 22 dicembre.
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