Da IlMattino.it del 27.01.09
Ris: analisi sul sudore grazie a un robot per scoprire lo stupratore
ROMA (27 gennaio) - Negli abiti o in qualsiasi altro frammento di tessuto o sulla pelle potrebbero nascondere elementi decisivi per risalire al colpevole di uno stupro. Tra questi il sudore che non sfugge a un robot primo nel suo genere in Europa e utilizzato dal Reparto dei carabinieri per le investigazioni scientifiche (Ris) di Parma.
«È uno strumento in più per affrontare la violenza sessuale», ha detto il comandante del Ris, Luciano Garofano, nel convegno sul disegno di legge per l'istituzione della banca dati del Dna organizzato da Comitato Nazionale per Biosicurezza, Centro di ricerca interdipartimentale Eclsc dell'università di Pavia e Policlinico San Matteo di Pavia.
Un cerotto sulla pelle della vittima. «Abbiamo sviluppato una tecnica fondata sul prelievo gentile», ha detto Garofano mostrando le immagini di un tampone grande come un cerotto applicato al collo della vittima di una violenza. Premuto sulla pelle, il tampone raccoglie le tracce di sudore lasciate dal violentatore o dall'omicida.
Caccia ai cromosomi. «Il sudore - spiega - è un liquido biologico interessante, le cui tracce vengono lasciate inconsapevolmente e nel quale si rilasciano cellule». Per trovarle, aggiunge Garofano, «abbiamo organizzato una linea analitica». I reperti vengono analizzati da un robot specializzato, con bracci meccanici che muovono provette e aggiungono solventi per trattare i campioni. Nel caso di una violenza di gruppo, oltre ai cromosomi sessuali si possono andare a cercare quelli non sessuali e trovare così il profilo genetico di tutti i responsabili.
Generalmente prelievi convenzionali. «Ritengo - ha rilevato - che non siamo sufficientemente preparati ad affrontare un problema come la violenza sessuale», indicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) come una questione di salute pubblica e prima causa di morte nelle donne fra 15 e 44 anni. «Generalmente - ha aggiunto Garofano - nei casi di violenza sessuale si fanno prelievi convenzionali e non si pensa a proteggere indumenti, mani o altri elementi sui quali potrebbero trovarsi altre tracce, come quelle di sudore». Bisognerebbe quindi intervenire in modo diverso sulla scena di una violenza sessuale, «anche attingendo a professionalità ancora rare in Italia, come infermieri forensi devoluti ad accogliere vittime così particolari».
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martedì 27 gennaio 2009
Test del Dna, Banca dati Dna e violenze sessuali
Il test del Dna ha enorme valore scientifico, con un margine d’errore probabilisticamente inconsistente, permette l’identificazione di un colpevole attraverso il confronto con il suo profilo genetico e quelli rinvenuti sul luogo del delitto, inoltre se si riscontra la presenza di profili misti, sangue o altro materiale biologico dell’assassino e della vittima insieme, si ha la certezza della presenza sul luogo e di un contatto fra vittima e aggressore.
Se avessimo a disposizione una Banca dati del Dna della popolazione, sarebbe possibile, in primo luogo escludere gli innocenti e in secondo luogo identificare i colpevoli di reati.
Nel Nostro Paese siamo notevolmente arretrati in questo contesto poiché l’istituzione di una Banca dati Dna incontra molte resistenze in nome delle tutela della privacy dei cittadini.
Occorre ribadire con forza e chiarezza che le sequenze di Dna utilizzate per costruire un profilo genetico non contengono in alcun modo dati sensibili, che possano ricondurre per esempio alla conoscenza di malattie nel soggetto analizzato o altre informazioni: le sequenze sono scelte, per spiegare in maniera semplice, ma non esauriente dal punta di vista tecnico, fra quelle cosiddette ipervariabili che permettono soltanto di distinguere un individuo da un altro.
Secondo aspetto da considerare: alcuni reati, come le violenze sessuali o le rapine sono caratterizzati da serialità, ovvero chi commette il crimine è probabile che lo ripeta infinite volte, almeno finchè non sarà fermato e identificato.
A questo punto, che peso ha sulla nostra sicurezza la privacy contro uno strumento fondamentale per le attività di polizia giudiziaria come una Banca dati del Dna?
Se pensiamo che il crimine ha caratteristiche ormai transnazionali e che altri Paesi ci inviano profili genetici da comparare per individuare, ad esempio, persone sospettate di terrorismo o criminalità organizzata, come può rispondere il Nostro Paese?
Perché, con le punte di eccellenza nell’investigazione scientifica che pur ci appartengono, non vogliamo dotarci di questo strumento indispensabile per tutelare i cittadini? In nome di quale libertà? Quella dei colpevoli di reati?
Nei Paesi dagli Usa, alla Gran Bretagna, dove è in vigore la banca dati del Dna, gli autori di crimini seriali sono stati individuati e assicurati alla giustizia con un incremento esponenziale.
Quanto vogliamo ancora aspettare, quante donne e bambini dovranno ancora subire violenza in nome della garanzia della Privacy?
Se avessimo a disposizione una Banca dati del Dna della popolazione, sarebbe possibile, in primo luogo escludere gli innocenti e in secondo luogo identificare i colpevoli di reati.
Nel Nostro Paese siamo notevolmente arretrati in questo contesto poiché l’istituzione di una Banca dati Dna incontra molte resistenze in nome delle tutela della privacy dei cittadini.
Occorre ribadire con forza e chiarezza che le sequenze di Dna utilizzate per costruire un profilo genetico non contengono in alcun modo dati sensibili, che possano ricondurre per esempio alla conoscenza di malattie nel soggetto analizzato o altre informazioni: le sequenze sono scelte, per spiegare in maniera semplice, ma non esauriente dal punta di vista tecnico, fra quelle cosiddette ipervariabili che permettono soltanto di distinguere un individuo da un altro.
Secondo aspetto da considerare: alcuni reati, come le violenze sessuali o le rapine sono caratterizzati da serialità, ovvero chi commette il crimine è probabile che lo ripeta infinite volte, almeno finchè non sarà fermato e identificato.
A questo punto, che peso ha sulla nostra sicurezza la privacy contro uno strumento fondamentale per le attività di polizia giudiziaria come una Banca dati del Dna?
Se pensiamo che il crimine ha caratteristiche ormai transnazionali e che altri Paesi ci inviano profili genetici da comparare per individuare, ad esempio, persone sospettate di terrorismo o criminalità organizzata, come può rispondere il Nostro Paese?
Perché, con le punte di eccellenza nell’investigazione scientifica che pur ci appartengono, non vogliamo dotarci di questo strumento indispensabile per tutelare i cittadini? In nome di quale libertà? Quella dei colpevoli di reati?
Nei Paesi dagli Usa, alla Gran Bretagna, dove è in vigore la banca dati del Dna, gli autori di crimini seriali sono stati individuati e assicurati alla giustizia con un incremento esponenziale.
Quanto vogliamo ancora aspettare, quante donne e bambini dovranno ancora subire violenza in nome della garanzia della Privacy?
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Banca Dati Dna: strumento efficace per combattere il crimini sessuali
Da Parma.Ok del 27.01.2009
Violenza sessuale, Garofano:
"Sì alla banca dati del Dna"
ROMA, 27 GENNAIO - Sì alla banca dati del Dna per individuare i responsabili di violenza sessuale, anche nel caso di stupri di gruppo.
Oggi a Roma il comandante dei Ris di Parma, Luciano Garofano, ha espresso la sua posizione.
Nel convegno sul disegno di legge per l'istituzione della banca dati del Dna, approvato dal Senato in dicembre e che ora dovrebbe approdare alla Camera, Garofano ha fatto riferimento all'efficacia dell'analisi del Dna nel caso dello stupro di Guidonia, come in altre vicende analoghe.
"Credo - ha detto - che al di là dei militari e delle telecamere, abbiamo nella banca dati un presidio più valido, capace di garantire la maggiore efficienza dell'apparato investigativo, processi più snelli, minori costi e migliori livelli di giustizia".
Da Adnkronos 27.01.09
SICUREZZA: GAROFANO (RIS), LA BANCA DATI DEL DNA ARMA CONTRO GLI STUPRI
Roma, 27 gen. - (Adnkronos) - La banca dati del Dna come arma "fondamentale" per contrastare gli stupri. Il comandante del reparto Carabinieri Investigazioni Scientifiche di Parma, Luciano Garofano, intervenendo sull'allarme stupri che si e' riacceso dopo i recenti episodi avvenuti nella capitale, ritiene che non ci sia piu' tempo da perdere. E, offrendo il suo contributo al convegno 'Quale banca del Dna per l'Italia?', organizzato oggi a Roma, il colonnello del Ris di Parma ha evidenziato come il Dna sia "fondamentale per questo tipo di reati visto che, anche inconsapevolmente, una violenza sessuale lascia una vasta offerta di tracce".
Intervenendo al dibattito, Luciano Garofano, promosso di recente al grado di colonnello, ha parlato dell'utilita' delle banche dati nelle investigazioni criminali. E, al riguardo, ha osservato che "va bene invocare militari e telecamere, ma la banca dati del Dna e' fondamentale per intervenire su questo tipo di reati. Oltretutto sarebbe anche meno dispendiosa. Ci siamo trovati di fronte a diverse violenze sessuali, anche di gruppo, e abbiamo fatto centinaia e centinaia di confronti, risolvendo i casi magari dopo un anno o due dai fatti quando i soggetti erano pregiudicati". Per ora l'istituzione della banca dati nazionale del Dna ha ricevuto l'approvazione al Senato lo scorso 22 dicembre.
Violenza sessuale, Garofano:
"Sì alla banca dati del Dna"
ROMA, 27 GENNAIO - Sì alla banca dati del Dna per individuare i responsabili di violenza sessuale, anche nel caso di stupri di gruppo.
Oggi a Roma il comandante dei Ris di Parma, Luciano Garofano, ha espresso la sua posizione.
Nel convegno sul disegno di legge per l'istituzione della banca dati del Dna, approvato dal Senato in dicembre e che ora dovrebbe approdare alla Camera, Garofano ha fatto riferimento all'efficacia dell'analisi del Dna nel caso dello stupro di Guidonia, come in altre vicende analoghe.
"Credo - ha detto - che al di là dei militari e delle telecamere, abbiamo nella banca dati un presidio più valido, capace di garantire la maggiore efficienza dell'apparato investigativo, processi più snelli, minori costi e migliori livelli di giustizia".
Da Adnkronos 27.01.09
SICUREZZA: GAROFANO (RIS), LA BANCA DATI DEL DNA ARMA CONTRO GLI STUPRI
Roma, 27 gen. - (Adnkronos) - La banca dati del Dna come arma "fondamentale" per contrastare gli stupri. Il comandante del reparto Carabinieri Investigazioni Scientifiche di Parma, Luciano Garofano, intervenendo sull'allarme stupri che si e' riacceso dopo i recenti episodi avvenuti nella capitale, ritiene che non ci sia piu' tempo da perdere. E, offrendo il suo contributo al convegno 'Quale banca del Dna per l'Italia?', organizzato oggi a Roma, il colonnello del Ris di Parma ha evidenziato come il Dna sia "fondamentale per questo tipo di reati visto che, anche inconsapevolmente, una violenza sessuale lascia una vasta offerta di tracce".
Intervenendo al dibattito, Luciano Garofano, promosso di recente al grado di colonnello, ha parlato dell'utilita' delle banche dati nelle investigazioni criminali. E, al riguardo, ha osservato che "va bene invocare militari e telecamere, ma la banca dati del Dna e' fondamentale per intervenire su questo tipo di reati. Oltretutto sarebbe anche meno dispendiosa. Ci siamo trovati di fronte a diverse violenze sessuali, anche di gruppo, e abbiamo fatto centinaia e centinaia di confronti, risolvendo i casi magari dopo un anno o due dai fatti quando i soggetti erano pregiudicati". Per ora l'istituzione della banca dati nazionale del Dna ha ricevuto l'approvazione al Senato lo scorso 22 dicembre.
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giovedì 8 gennaio 2009
Identificato l'autore della violenza a Capodanno alla Fiera di Roma
Sviluppi nelle indagini sul caso di violenza alla Fiera di Roma, identificato il presunto aggressore.
Ora saranno fondamentali i riscontri sulle tracce di Dna lasciate durante la violenza. Ricordiamo ancora una volta, fino alla noia, che in Italia non esiste ancora una Banca dati Dna, sul modello ad esempio del Regno Unito (UK),che consentirebbe una rapida identificazione ed eventuale conferma dei sospettati di questi reati, in genere seriali. L'istitituzione di una Banca Dati Dna, con tutte le garanzie previste dalle norme sulla Privacy,con una tracciabilità rigorosa di tutti gli accessi ai dati da parte degli autorizzati, rappresenta una risorsa, oltre che un adeguamento agli standard di qualità e di strumenti a disposizione degli investigatori dei Paesi in cui è stata costituita.
Da IlMessaggero.it
Violentata a Capodanno: identificato
lo stupratore, Eleonora lo conosceva
di Valentina Errante
ROMA (8 gennaio) - E’ stato identificato il presunto stupratore di Eleonora. Ha un nome e un cognome il ragazzo che la notte di San Silvestro, alla festa dei 30 mila di “Amore ’09” alla Fiera di Roma, avrebbe violentato la giovane barista dei Castelli Romani.
Il “sospettato” era stato indicato proprio dagli amici della vittima: Eleonora lo conosceva e con lui aveva abbandonato la pista per entrare all’interno di uno dei tanti padiglioni della mega discoteca allestita per l’occasione. Il giovane, 25 anni circa, è residente fuori Roma. Anche la ricostruzione di Eleonora, sentita più volte dagli uomini della squadra Mobile, è stata utile per risalire al presunto stupratore: il ragazzo con la maglietta bianca. Un identikit sommario era subito stato buttato giù. Il racconto, molto confuso delle prime ore, è diventato un po’ più nitido con il trascorrere dei giorni, e così gli investigatori, guidati da Vittorio Rizzi, sono riusciti a individuare il violentatore. L’uomo che a due passi dai bagni chimici avrebbe preso Eleonora di spalle per poi picchiarla e violentarla.
Non è ancora chiaro invece se allo stupro abbiano preso parte altre persone oltre al sospettato, così come aveva sostenuto Eleonora in un primo momento. La ragazza, 23 anni, aveva dichiarato che io suoi aggressori fossero tanti. Ma gli investigatori stanno ancora tentando di ricostruire le modalità dell’orribile violenza. Sembra più probabile che a compiere gli abusi sia stata una sola persona. Forse altri potrebbero averlo “coperto”, ma questi aspetti sono ancora da chiarire.
Intanto dagli accertamenti è arrivata la conferma alle parole della di Eleonora: la ragazza non aveva assunto alcun tipo di sostanza stupefacente. Gli esami non hanno lasciato dubbi.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti l’aggressione sarebbe avvenuta dopo le 4,30, l’orario in cui gli amici della barista hanno detto di averla vista per l’ultima. Eleonora è stata ritrovata alle sei del mattino, sanguinante e pestata di botte.
Oggi un’informativa degli uomini della squadra Mobile arriverà sulle scrivanie del procuratore aggiunto Maria Cordova e del sostituto Vincenzo Barba, titolari del fascicolo. Il nome del ragazzo non è ancora formalmente iscritto sul registro degli indagati. Adesso spetterà alla procura esaminare gli atti e stabilire come procedere. Poi non è escluso che possa essere anche essere disposta una perizia del Dna sulle tracce organiche lasciate dal violentatore.
E dopo otto giorni dall’aggressione, Eleonora tornerà a casa. Sarà dimessa questa mattina dal San Camillo. Per tutto il periodo del ricovero, la ragazza è stata costantemente seguita da psicologi che l'hanno aiutata ad affrontare la prima fase dello choc provocato alla violenza subita.
E mentre le indagini vanno avanti, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha garantito che sarà avviata un’indagine per chiarire se alla festa di capodanno “Amore ’09”, ci siano stati errori da parte degli organizzatori e quale falla nella sicurezza abbia consentito che una ragazza di 23 anni fosse pestata e violentata mentre in diecimila salutavano ballando il nuovo anno.
Ora saranno fondamentali i riscontri sulle tracce di Dna lasciate durante la violenza. Ricordiamo ancora una volta, fino alla noia, che in Italia non esiste ancora una Banca dati Dna, sul modello ad esempio del Regno Unito (UK),che consentirebbe una rapida identificazione ed eventuale conferma dei sospettati di questi reati, in genere seriali. L'istitituzione di una Banca Dati Dna, con tutte le garanzie previste dalle norme sulla Privacy,con una tracciabilità rigorosa di tutti gli accessi ai dati da parte degli autorizzati, rappresenta una risorsa, oltre che un adeguamento agli standard di qualità e di strumenti a disposizione degli investigatori dei Paesi in cui è stata costituita.
Da IlMessaggero.it
Violentata a Capodanno: identificato
lo stupratore, Eleonora lo conosceva
di Valentina Errante
ROMA (8 gennaio) - E’ stato identificato il presunto stupratore di Eleonora. Ha un nome e un cognome il ragazzo che la notte di San Silvestro, alla festa dei 30 mila di “Amore ’09” alla Fiera di Roma, avrebbe violentato la giovane barista dei Castelli Romani.
Il “sospettato” era stato indicato proprio dagli amici della vittima: Eleonora lo conosceva e con lui aveva abbandonato la pista per entrare all’interno di uno dei tanti padiglioni della mega discoteca allestita per l’occasione. Il giovane, 25 anni circa, è residente fuori Roma. Anche la ricostruzione di Eleonora, sentita più volte dagli uomini della squadra Mobile, è stata utile per risalire al presunto stupratore: il ragazzo con la maglietta bianca. Un identikit sommario era subito stato buttato giù. Il racconto, molto confuso delle prime ore, è diventato un po’ più nitido con il trascorrere dei giorni, e così gli investigatori, guidati da Vittorio Rizzi, sono riusciti a individuare il violentatore. L’uomo che a due passi dai bagni chimici avrebbe preso Eleonora di spalle per poi picchiarla e violentarla.
Non è ancora chiaro invece se allo stupro abbiano preso parte altre persone oltre al sospettato, così come aveva sostenuto Eleonora in un primo momento. La ragazza, 23 anni, aveva dichiarato che io suoi aggressori fossero tanti. Ma gli investigatori stanno ancora tentando di ricostruire le modalità dell’orribile violenza. Sembra più probabile che a compiere gli abusi sia stata una sola persona. Forse altri potrebbero averlo “coperto”, ma questi aspetti sono ancora da chiarire.
Intanto dagli accertamenti è arrivata la conferma alle parole della di Eleonora: la ragazza non aveva assunto alcun tipo di sostanza stupefacente. Gli esami non hanno lasciato dubbi.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti l’aggressione sarebbe avvenuta dopo le 4,30, l’orario in cui gli amici della barista hanno detto di averla vista per l’ultima. Eleonora è stata ritrovata alle sei del mattino, sanguinante e pestata di botte.
Oggi un’informativa degli uomini della squadra Mobile arriverà sulle scrivanie del procuratore aggiunto Maria Cordova e del sostituto Vincenzo Barba, titolari del fascicolo. Il nome del ragazzo non è ancora formalmente iscritto sul registro degli indagati. Adesso spetterà alla procura esaminare gli atti e stabilire come procedere. Poi non è escluso che possa essere anche essere disposta una perizia del Dna sulle tracce organiche lasciate dal violentatore.
E dopo otto giorni dall’aggressione, Eleonora tornerà a casa. Sarà dimessa questa mattina dal San Camillo. Per tutto il periodo del ricovero, la ragazza è stata costantemente seguita da psicologi che l'hanno aiutata ad affrontare la prima fase dello choc provocato alla violenza subita.
E mentre le indagini vanno avanti, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha garantito che sarà avviata un’indagine per chiarire se alla festa di capodanno “Amore ’09”, ci siano stati errori da parte degli organizzatori e quale falla nella sicurezza abbia consentito che una ragazza di 23 anni fosse pestata e violentata mentre in diecimila salutavano ballando il nuovo anno.
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giovedì 20 novembre 2008
Test del Dna e Banca Dati del Dna
Il test del Dna ha enorme valore scientifico, con un margine d’errore probabilisticamente inconsistente, permette l’identificazione di un colpevole attraverso il confronto con il suo profilo genetico e quelli rinvenuti sul luogo del delitto, inoltre se si riscontra la presenza di profili misti, sangue o altro materiale biologico dell’assassino e della vittima insieme, si ha la certezza della presenza sul luogo e di un contatto fra vittima e aggressore.
Se avessimo a disposizione una Banca dati del Dna della popolazione, sarebbe possibile, in primo luogo escludere gli innocenti e in secondo luogo identificare i colpevoli di reati.
Nel Nostro Paese siamo notevolmente arretrati in questo contesto poiché l’istituzione di una Banca dati Dna incontra molte resistenze in nome delle tutela della privacy dei cittadini.
Occorre ribadire con forza e chiarezza che le sequenze di Dna utilizzate per costruire un profilo genetico non contengono in alcun modo dati sensibili, che possano ricondurre per esempio alla conoscenza di malattie nel soggetto analizzato o altre informazioni: le sequenze sono scelte, per spiegare in maniera semplice, ma non esauriente dal punta di vista tecnico, fra quelle cosiddette ipervariabili che permettono soltanto di distinguere un individuo da un altro.
Secondo aspetto da considerare: alcuni reati, come le violenze sessuali o le rapine sono caratterizzati da serialità, ovvero chi commette il crimine è probabile che lo ripeta infinite volte, almeno finchè non sarà fermato e identificato.
A questo punto, che peso ha sulla nostra sicurezza la privacy contro uno strumento fondamentale per le attività di polizia giudiziaria come una Banca dati del Dna?
Se pensiamo che il crimine ha caratteristiche ormai transnazionali e che altri Paesi ci inviano profili genetici da comparare per individuare, ad esempio, persone sospettate di terrorismo o criminalità organizzata, come può rispondere il Nostro Paese?
Perché, con le punte di eccellenza nell’investigazione scientifica che pur ci appartengono, non vogliamo dotarci di questo strumento indispensabile per tutelare i cittadini? In nome di quale libertà? Quella dei colpevoli di reati?
Nei Paesi dagli Usa ,alla Gran Bretagna, dove è in vigore la banca dati del Dna, gli autori di crimini seriali sono stati individuati e assicurati alla giustizia con un incremento esponenziale.
Quanto vogliamo ancora aspettare, quante donne e bambini dovranno ancora subire violenza in nome della garanzia della Privacy?
Se avessimo a disposizione una Banca dati del Dna della popolazione, sarebbe possibile, in primo luogo escludere gli innocenti e in secondo luogo identificare i colpevoli di reati.
Nel Nostro Paese siamo notevolmente arretrati in questo contesto poiché l’istituzione di una Banca dati Dna incontra molte resistenze in nome delle tutela della privacy dei cittadini.
Occorre ribadire con forza e chiarezza che le sequenze di Dna utilizzate per costruire un profilo genetico non contengono in alcun modo dati sensibili, che possano ricondurre per esempio alla conoscenza di malattie nel soggetto analizzato o altre informazioni: le sequenze sono scelte, per spiegare in maniera semplice, ma non esauriente dal punta di vista tecnico, fra quelle cosiddette ipervariabili che permettono soltanto di distinguere un individuo da un altro.
Secondo aspetto da considerare: alcuni reati, come le violenze sessuali o le rapine sono caratterizzati da serialità, ovvero chi commette il crimine è probabile che lo ripeta infinite volte, almeno finchè non sarà fermato e identificato.
A questo punto, che peso ha sulla nostra sicurezza la privacy contro uno strumento fondamentale per le attività di polizia giudiziaria come una Banca dati del Dna?
Se pensiamo che il crimine ha caratteristiche ormai transnazionali e che altri Paesi ci inviano profili genetici da comparare per individuare, ad esempio, persone sospettate di terrorismo o criminalità organizzata, come può rispondere il Nostro Paese?
Perché, con le punte di eccellenza nell’investigazione scientifica che pur ci appartengono, non vogliamo dotarci di questo strumento indispensabile per tutelare i cittadini? In nome di quale libertà? Quella dei colpevoli di reati?
Nei Paesi dagli Usa ,alla Gran Bretagna, dove è in vigore la banca dati del Dna, gli autori di crimini seriali sono stati individuati e assicurati alla giustizia con un incremento esponenziale.
Quanto vogliamo ancora aspettare, quante donne e bambini dovranno ancora subire violenza in nome della garanzia della Privacy?
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