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mercoledì 7 gennaio 2009

Facebook e la mafia: libertà di espressione e cattivo gusto, non reato

Facebook il più noto e frequentato social network al mondo, con sede legale a Palo Alto, Stato della California, espressione fulgida delle affordance, opportunità di uso offerte dall'ambiente del Web.2.0,è al centro di una polemica e di tentativi di censura perchè si è scoperto che esistono fan club di personaggi di spicco di Cosa Nostra ed altra varia umanità che non brilla per espressione di valori morali e di legalità. La Polizia Postale, istituzione deputata ad intervenire sui reati commessi attraverso Internet, vigila sul fenomeno, ma al momento ammette che non sussistono situazioni di reato, relativamente al tema. Da alcune parti politiche si auspica l'oscuramento di quelle pagine, ma considerando la sede legale di Facebook oltre i confini nazionali, occorrerebbe una rogatoria internazionale; altre parti politiche considerano un'opportunità da non perdere la libertà di espressione garantita da Facebook e si limitano a bollare quelle pagine inneggianti a Riina e company come semplice cattivo gusto.
A tutti lettori che percepiscono un senso di presenza sociale ( sensazione di essere in ambiente virtuale insieme ad altri, con gli stessi scopi, senza percepire la mediazione dei supporti tecnologici, diventati trasparenti) sui siti web, la parola e l'opinione.

Si riporta un esauriente articolo pubblicato oggi su ILGiornale .it


Facebook, cattivi maestri: Riina, Erba e Pacciani Polizia: "Non c'è reato"

articolo di Francesco Maria Del Vigo


Milano - E’ polemica. Su Facebook sono tutti amici. E' quasi una questione di educazione stringere, e quindi accettare, amicizia. Basta un colpo di mouse. Ma l'amico dell'amico non sempre è un amico e il cattivo gusto, in alcuni casi, supera la fantasia. E, soprattutto, se si parla di Totò Riina e Bernardo Provenzano, non si tratta di amicizie qualsiasi. Così sulle candide pagine del social network più popolare del mondo è sbarcata anche Cosa Nostra. Così pare. E a sostenere che dietro i “gruppi” dedicati ai boss non ci sia solo qualche "buontempone" è stato il procuratore antimafia Pietro Grasso.

Riina divo e Provenzano santo Seimiladucentoventitrè.
Sono le persone che con un click hanno aderito al gruppo “Totò Riina il vero capo dei capi”, mettendoci nome e faccia. Tutti estimatori del capo di Cosa Nostra? Non è detto. Quel che è certo è che quel volto, buttato lì, nella rete, come quello di un divo pronto per essere inchiodato nella cameretta di un adolescente, lascia perplessi. E non è l'unico. Come tutti i vip Riina ha anche un fan club che conta 317 iscritti e uno spazio che ne sponsorizza la scarcerazione (413 adepti). Al secondo posto nella hit parade dei boss mafiosi Bernardo Provenzano che, oltre a raccogliere 259 amici, punta ancora più in alto. Duecentosessantanove iscritti, infatti, caldeggiano la sua beatificazione (qui trovate l'eresia, recita la pagina). Fermo al terzo gradino del podio, invece, il leader della camorra Raffaele Cutolo, inchiodato a quota 175.

Criminali come vip Ma Riina non è l’unico “criminale” che ha trovato nel mondo virtuale l’amicizia che non gli è stata riservata nella vita di tutti i giorni. Internet concede ospitalità a tutti. Pazzi compresi. Basta slegare l’immaginazione, quella con cui si fabbricano gli incubi, e tutto diventa possibile. Appena quattrocento persone hanno aderito al gruppo “I love Stalin”, ma più duemila sono fan dei suoi inimitabili baffi. Duecento tengono alta la memoria di Pietro Pacciani dedicandogli un fan club, quasi fosse un attore hollwoodiano. E ce n’è per tutti, pezzi grossi della storia contemporanea e fantasmi della cronaca nera. Sempre al limite fra il serio e il faceto.

Stalin, Hitler, Rosa e Olindo Infilando nel motore di ricerca del social network i responsabili di omicidi e stragi degli ultimi anni, si rimesta nel cattivo gusto. Digiti “Rosa e Olindo” e ti compare un gruppo gigantesco che raccoglie più di ventimila iscritti. Una città di provincia. Denunciano l’assurda strage di Erba? Non proprio, il nome del club è “Se i vicini fan schiamazzi chiama Olindo e Rosa Bazzi”. Al peggio non c'è fine. Basta insistere e si scopre che le Brigate Rosse hanno quasi trecento amici.

Polizia postale: "Vigiliamo ma non c'è reato"
Cattivo gusto e niente di più. Almeno dal punto di vista legale. Secondo quanto si apprende da fonti investigative, i reati d’opinione perseguibili in Italia, commessi anche attraverso Internet, sono quelli legati alla legge Mancino, che condanna l’apologia del fascismo e le discriminazioni razziali. E non è questo il caso dei gruppi in favore della mafia. Gli investigatori stanno comunque monitorando questi gruppi per vedere se siano ravvisabili tipologie di reato diverse. In ogni caso per rimuovere le pagine dal social network sarebbe necessario agire tramite rogatoria internazionale: il server su cui "gira" Facebook è a Palo Alto, in California e dunque l’Italia non può intervenire direttamente.

Vizzini: "Spazio per potenziali mafiosi"
Il mondo politico rimane sbigottito e spaventato davanti a questi fenomeni. "Migliaia di iscritti per dichiararsi amico di Totò Riina, decine di Provenzano fan club e 152 iscritti al gruppo Provenzano Santo subito, tolta una piccola minoranza di macabri burloni non possono che rappresentare potenziali mafiosi". Lo ha dichiarato il senatore Carlo Vizzini, Presidente della commissione Affari costituzionali e componente della commissione Antimafia. "In ogni caso si tratta di soggetti - aggiunge - che appartengo a quella che normalmente viene definita un’area grigia pronta a sostenere i boss e Cosa nostra". "È assolutamente vero - ha proseguito - che allo stato non vi è notizia di reato ma prima di chiedere la chiusura di tutte queste pagine del social network Facebook meglio sarebbe acquisire tutta la documentazione possibile prima che il fenomeno venga cancellato e ridiventi sommerso. Ci confortano i 230 mila iscritti al Falcone fan club".

Rita Borsellino: "Restare su Fb per vigilare" "Lo strumento di Facebook è uno strumento utile e importante, oltre che moderno. Era prevedibile che qualcuno cercasse di approfittarne per altri scopi e usasse questo mezzo a suo uso e consumo". Lo ha detto Rita Borsellino, a proposito della polemica sollevata sulla presenza di gruppi all’interno del social network a sostegno di Totò Riina e altri boss mafiosi. "Verrebbe la tentazione di dire mi tiro fuori dal social network (Rita Borsellino è presente su Facebook da alcuni mesi), - ha aggiunto9 la sorella del magistrato - invece non è così, anzi bisogna occuparlo per fare in modo che chi ha cattive intenzioni non trovi spazio e sia costretto a confrontarsi con chi invece ne fa un uso corretto"

Sgarbi: "Oscurare Facebook" Spara ad alzo zero il sindaco di Salemi. Vittorio Sgarbi ha chiesto ad Oliviero Toscani, assessore alla Creatività nel Comune di Salemi, di cui Sgarbi è sindaco, e titolare del marchio "M.a.f.i.a." di "pretendere legalmente" l’oscuramento del social network Facebook e di tutti i siti internet ove compare la parola mafia. "Invito l’assessore Toscani, che ha provvidenzialmente registrato il marchio M.a.f.i.a., a pretendere legalmente - ha spiegato Sgarbi - l’oscuramento del sito Facebook e di quelli quelli dove compare il nome mafia". "Considerando non tanto la contrapposizione tra mafiosi e antimafiosi virtuali, ma l’evidente strumentalizzazione pubblicitaria di Facebook, ribadisco che l’uso del marchio registrato da Toscani ha come unico obiettivo la lotta alla mafia e la sua mortificazione ed irrisione in chiave paradossale e grottesca, senza accettare schieramenti di fan irrazionali e potenzialmente criminali".

sabato 27 dicembre 2008

Omicidio dell'autosalone a Roma: sviluppi nelle indagini

La cronaca di oggi ci consegna un aggiornamento su un delitto avvenuto pochi giorni fa a Roma.
Credo che occorra conoscere il seguito dei casi presi in esame di volta in volta, anche se non sono più sotto i riflettori, la narrazione non si dovrebbe interrompere senza che si abbia una conclusione, almeno di significato, dell'evento. In caso contrario, sospinti dalla mole di informazioni a getto continuo rischieremmo di avere soltanto notizie frammentate che nulla o poco possono portare alla comprensione, interpretazione e attribuzione di significato all'evento, operazioni che ci consentono di sentirci "presenti", partecipi dal punto di vista cognitivo ed emozionale,e presenti insieme ad Altri che condividono con noi le interpretazioni e le opinioni. Questo concetto di presenza come individui che perseguono l'obiettivo di una più agevole conoscenza dei fatti di vita quotidiana per trovare sempre più strumenti per adattarsi e sopravvivere,unito alla presenza insieme ad Altri che hanno i nostri stessi obiettivi(presenza sociale) sono fra i caposaldi delle opportunità o "affordance" che i giornali online e i commenti dei lettori offrono, aumentando la democrazia dell'informazione.

Ora leggiamo l'articolo Da IlMessaggero.it del 27.12.08 cronaca Roma


Omicidio dell'autosalone, l'assassino
ha simulato una rapina


di Paola Vuolo
ROMA (27 dicembre) - L’assassino dell’autosalone ha simulato una rapina. Dopo il massacro l’uomo che ha ucciso a martellate Massimiliano Patis, 38 anni, e ridotto in coma suo zio Alessandro De Antonis, 42, ha fatto sparire il Rolex di De Antonis e i portafogli delle vittime. Se li è portati via insieme all’arma del delitto per nascondere il vero movente: almeno questa è l’ipotesi che gli inquirenti ritengono più probabile.

Si cerca l’uomo che lunedì era a pranzo con zio e nipote, il sospettato numero uno dell’agguato di via Tito Livio, una persona dall’aspetto distinto tra i 40 e i 50 anni, alto un metro e settanta circa, robusto e con i capelli brizzolati.

Lunedì scorso, verso le 13, un’ora prima del massacro, lo sconosciuto era a pranzo con Massimiliano ed Alessandro al forno di piazzale Medaglie d’oro, hanno mangiato delle lasagne, la supertestimone, la donna che li ha serviti ricorda che i tre parlavano tranquillamente. Dopo pranzo hanno preso anche un caffè nel bar lì vicino, e poi? Se i tre si sono salutati dopo il caffè, perché lo sconosciuto non si è ancora presentato alla polizia?

Questo fa ritenere agli inquirenti che l’uomo del pranzo non sia estraneo al massacro. Gli agenti della Mobile guidati dal capo, Vittorio Rizzi, hanno l’identikit dello sconosciuto, il fotokit e forse anche il nome: la sua immagine è stata inviata anche alle questure di altre città. Gli investigatori stanno esaminando i filmati delle telecamere dell’autosalone della Balduina e i tabulati dei cellulari delle vittime.
L’omicidio di Massimiliano Patis non era premeditato: è stato un delitto d’impeto, dicono gli investigatori.

L’assassino ha cominciato a colpire zio e nipote con un martello (è scritto nel referto che l’arma potrebbe essere questa), ma perché? Questione di soldi? Alessandro De Antonis, socio di una immobiliare con Tommaso Rocchi, l’attaccante della Lazio, aveva aperto l’autosalone in via Tito Livio con il nipote tre anni fa. E sembra che gli affari nella concessionaria di lusso non andassero molto bene.

Le macchine Audi, Mercedes e Porsche venivano anche noleggiate. c’è una relazione tra l’attività di zio e nipote e l’agguato mortale? Le vittime sono incensurate, non hanno mai avuto noie con la legge, neppure una banale denuncia e per gli inquirenti è difficile pensare quindi ad un regolamento di conti. Forse a colpirli è stato un cliente che ha creduto di essere stato raggirato? O qualcuno che doveva avere dei soldi dai due? Alessandro De Antonis è ricoverato al Gemelli in terapia intensiva, l’uomo è in coma farmacologico e lotta tra la vita e la morte.