giovedì 4 dicembre 2008

Cold case risolto in UK




Oggi una notizia, riportata dal Messaggero.it, dalla Gran Bretagna riaccende le speranze di risolvere altri casi freddi Cold case finora rimasti senza colpevole. E' stato possibile grazie all'analisi del Dna e all'esistenza in Gran Bretagna della più vasta banca dati del Dna.
Leggiamo l'articolo italiano e sucessivamente l'articolo originale dal Times.online del quale sono indicati i link di collegamento


Londra, omicidio risolto 17 anni dopo:
killer incastrato grazie al Dna del figlio


LONDRA (3 dicembre) - Il Dna, i casi cosiddetti freddi e la soluzione di un omicidio dopo 17 anni. Come in un buon giallo, ma è la realtà. Peter Tobin, 62 anni - serial killer britannico già incarcerato per aver stuprato e ucciso, nel 2006, una studentessa polacca, Angelika Kluk è stato inchiodato dal Dna del figlio, 17 anni dopo il brutale omicidio di Vicky Hamilton, adolescente scozzese per anni ritenuta semplicemente scomparsa. In seguito alla prima condanna inflitta a Tobin, infatti, la polizia britannica ha deciso, in segreto, di riaprire il caso Hamilton, un caso freddo, come vengono definiti i misteri irrisolti dopo molti anni.

Il detective Bert Swanson si è messo alla scrivania ed ha riletto tutti i faldoni della vecchia indagine. Ha impiegato poco a concludere che Vicky era stata in realtà assassinata e non scappata di casa. Ecco allora che gli investigatori chiedono di analizzare la borsetta della Hamilton, rinvenuta nei pressi della stazione degli autobus di Edimburgo il 21 febbraio del 1991 e da allora conservata negli archivi della polizia. Spunta così la pista decisiva: un frammento di Dna salivare in parte compatibile con quello di Peter Tobin: ovvero quello del figlio Daniel, che all'epoca dei fatti aveva solo tre anni.

Incrociando i dati con l'asilo di Portsmouth frequentato da Daniel, i detective si sono resi conto che il piccolo aveva saltato la scuola tre giorni dopo la scomparsa di Vicky. E si era recato a casa del padre, a Bathgate, per un periodo di vacanza. I poliziotti, allora, hanno messo a soqquadro l'appartamento dove nel 1991 abitava Tobin e nascosto nel solaio hanno trovato un coltello. Sul quale è stato individuato il Dna di Vicky.

«È stato allora che l'indagine è decollata sul serio», ha detto l'investigatore capo Keith Anderson. Seguendo quindi le tracce lasciate da Tobin, i poliziotti hanno perquisito una casa di Margate, nel Kent, dove il serial-killer si era trasferito nel marzo del 1991. Cinque settimane dopo la scomparsa di Vicky. E hanno trovato il suo cadavere sepolto nel giardino.
Da il messaggero.it del 3. 12.08

A cold case solved in UK.

From The Times
December 3, 2008
Peter Tobin found guilty of Vicky Hamilton murder
Police prepare to reopen other unsolved cases

Melanie Reid

A man already serving a life sentence for rape and murder was convicted yesterday of killing a schoolgirl in what a judge said “must rank among the most evil and horrific acts that any human being could commit”.
Peter Tobin abducted and murdered Vicky Hamilton, 15, as she made her way home from visiting her sister in February 1991. He then cut her body in two.
As police began a missing person inquiry, the killer parcelled up her remains in two packages and carried them 400 miles from West Lothian to Kent, where he buried them in the back garden of his council house in Margate.
At the High Court in Dundee yesterday Tobin, 62, was given a 30-year sentence. He was already serving a life sentence after being convicted last year of the rape and murder in Glasgow of Angelika Kluk, a Polish student.

Detectives across Britain are expected to reopen investigations into a number of unsolved sex murders to which Tobin could be linked. Several cases have been held in abeyance pending the conclusion of the Vicky Hamilton trial.
There was a loud, dramatic chorus of “Yes!” and sobs from Vicky’s family as the jury of 12 men and three women returned unanimous verdicts on the charges against Tobin. As Tobin was handcuffed and led to the cells, Vicky’s father, Michael, shouted “Rot in hell” and “Goodbye from Vicky’s dad”. Others called out: “Beast”.
The killer was described by Judge Lord Emslie as a serial offender who was “unfit to live in a decent society”.
Lord Emslie said: “This was a vulnerable teenager who needed help on her way home but instead she fell into your clutches and you brought her short life to an end in a disgusting and degrading way. It is hard for me to convey the loathing and revulsion which ordinary people will feel for what you have done.
“You already have an appalling record of convictions for sexual and violent crimes . . . but abducting and killing a child on her way home from a happy weekend with her sister, and then desecrating her body, must rank among the most evil and horrific acts that any human being could commit.”
Donald Findlay, QC, Tobin’s defence lawyer, put forward no plea of mitigation.
rank Mulholland, QC, the Solicitor-General, who led the successful prosecution, said that Tobin had a conviction in 1994 for rape, buggery, and indecent assault on girls under 16.
Mr Mulholland spoke of the huge distress that Vicky’s disappearance had caused her family. He also praised the actions of Detective Superintendent David Swindle, of Strathclyde Police, who prompted a reinvestigation. While researching the Angelika Kluk murder he noticed that Tobin had lived in Bathgate, West Lothian, at the time that Vicky went missing.
Outside court after the 21-day trial, Vicky’s sisters and brother, Lindsay, Sharon and Lee, gave a press statement. Lindsay Brown said that justice had prevailed. “I am grateful to the jury for returning a verdict that brought closure to the family after a 17-year nightmare. Vicky’s abduction also robbed us of our mum, Janette, who never came to terms with the fact Vicky never came home that night and who died of a broken heart two years later, never knowing what happened to her daughter.”
She also spoke of Angelika Kluk, who died at the hands of Tobin when he worked as a church handyman in Glasgow in August 2006. “We would like to take the opportunity to offer our condolences to the family and friends of Angelika Kluk,” she said. “We know only too well the hurt and grief they will have suffered.”
Malcolm Graham, head of Lothian and Borders CID, said: “It’s been 17 long and difficult years for Vicky’s family and our thoughts are with them. We hope a guilty verdict will bring them some comfort.”
Mr Graham indicated that further work was taking place across Britain to see whether Tobin was involved in any other murders.




www.timesonline.co.uk/tol/news/uk/crime/article5274746.ece

mercoledì 3 dicembre 2008

Se un figlio giunge ad uccidere i genitori....

Il duplice delitto di Mentana, con i particolari efferati che abbiamo appreso leggendo gli articoli, la ricostruzione delle modalità con cui sono stati assassinati i due genitori, la mancanza di un movente, le risposte confuse e da indagare alla luce di colloqui/interrogatori ulteriori con il figlio omicida, presenta per ora più punti oscuri che che ragionevoli certezze.
Dalle testimonianze dei vicini di casa, per quanto trapela dai media, quindi non verificate con affidabilità,emerge un quadro di ragazzo solitario, introverso, che non aveva relazioni al di fuori della famiglia. Ma in concreto non si hanno informazioni fondate, quindi non ha molto significato continuare sulla strada delle ipotesi che non potranno essere verificate se non nei tempi e modalità della scienza e dell'investigazione.
I commenti dei lettori alla notizia riportata dalle diverse fonti giornalistiche sono illuminanti per la netta divisione fra coloro che affermano occorra una maggior rigidità nel giudicare questi assassini, che il disturbo psichico viene invocato soltanto per non scontare le giuste pene, che forse la pena di morte sarebbe auspicabile, perchè tali individui non sono recuperabili, e via discorrendo su questo tono,con un fervore con una tendenza "forcaiola" e "giustiziera" nell'accezione negativa del termine, in contrapposizione a coloro che cercano di comprendere prima di esprimere giudizi sommari, che azzardano analisi psicologiche e sociologiche per trovare una spiegazione razionale a tanta furia omicida rivolta contro i genitori. E' interessante come quest'ultima categoria di lettori sia tacciata di eccessivo buonismo dai "giustizieri".
Allora diventa importante analizzare l'espressione di modalità opposte nell'attribuire un significato allo stesso evento criminale, come mai i "giustizieri" diventano così aggressivi nei confrointi dei "ragionatori", perchè il cercare una spiegazione razionale soddisfacente ad un evento criminale violento ed efferato rischia di sembrare espressione di "Buonismo"?
Propongo una interpretazione di tipo difensivo_evitante:
Un figlio che uccide i genitori, come pure una madre che uccide la figlia, sono eventi così disturbanti per la nostra concezione di famiglia, come rifugio e culla degli affetti, così destrutturanti per l'idea di famiglia sana e solida, che non possiamo fare a meno di allontanare al più presto pensieri così destabilizzanti, rischiando di accettare interpretazioni di "pancia" non mediate da attività cognitiva e riflessiva.
Il rischio di trovare una possibilità che renda spiegabile un atto contro natura come l'assassinio di chi ci ha generato, lo rende più minaccioso perchè liberato dall'alone di una improvvisa follia, potrebbe divenire un'azione più facilmente realizzabile appannaggio non escludibile a priori per persone apparentemente "normali".
Il timore che l'assassino possa diventare anche il nostro vicino di casa, ci rende aggressivi per meccanismo di difesa e ci può far propendere verso giudizi superficiali e sommari.
Un consiglio utile è sempre in linea con la conservazione di un equilibrio nell'interpretare e nel giudicare, attendendo il tempo necessario affichè tutti i professionisti in ambito giudiziario possano concludere serenamente il loro lavoro.

martedì 2 dicembre 2008

Duplice omicidio di Mentana/5

Da IlMessaggero.it del 2 dicembre 2008
Mentana, uccide i genitori e chiama
il 113: «Venite a prendermi»


ROMA (2 dicembre) - Ha ucciso i genitori con una roncola e poi ha chiamato il 113. È successo ieri sera, intorno alle 23, in una abitazione di via delle Molette 169 a Mentana. Un 29enne, Valerio Ullasci, durante una lite, come testimoniato dai vicini di casa, ha ucciso il padre, Vincenzo di 59 anni, e la madre, Maria Spina di 61 colpendoli più volte. Sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia di Stato della squadra mobile della questura di Roma, diretta da Vittorio Rizzi, e i sanitari del 118 che hanno potuto solo constatare il decesso dei due coniugi.

Il 29enne, che lavorava nella trattoria del padre, è stato arrestato per duplice omicidio. Ancora da chiarire i motivi del gesto dell'uomo, che per tutta la notte è stato ascoltato dagli inquirenti. A loro, sotto choc, ha confessato l'omicidio.

«Un omicidio spietato» hanno detto gli inquirenti. Valerio Ullasci, 29enne, ha prima ucciso il padre Vincenzo sorprendendolo alle spalle e colpendolo più volte con una roncola. Poi ha bloccato la madre, l'ha fatta inginocchiare e ha colpito anche lei in testa più volte fino ad ucciderla. Ancora tutte da chiarire le motivazioni del gesto.

La confessione. Davanti agli agenti il 29enne ha confessato il delitto ma non ha saputo dare spiegazioni: «Ha detto varie cose - spiegano gli investigatori - ma sembrano frutto di una coscienza alterata e su cui sono in corso indagini». I genitori erano titolari della taverna del Sarchiapone di via Crescenzio 30 a Mentana, dove il ragazzo lavorava come cameriere. Anni fa l'unica sorella era morta in seguito a una grave malattia.

«Si tratta di un'azione premeditata: prima ha colpito con il macete il padre, prendendolo alle spalle poi ha fatto mettere in ginocchio la madre e l'ha uccisa». Questo il racconto del capo della squadra Mobile di Roma, Vittorio Rizzi. L'autore del duplice omicidio si trova attualmente in carcere dopo l'interrogatorio avvenuto in nottata negli uffici della Questura.

Duplice omicidio di Mentana/4

da LaRepubblica.it del 2 dicembre 2008
La tragedia a Mentana, alle porte di Roma. Gli inquirenti: "Una mattanza"
Il figlio, 30 anni, sorpreso in casa dagli agenti con l'arma ancora stretta in pugno
Roma, uccide i genitori con il machete
Fermato il figlio: "Non so perché l'ho fatto"


ROMA - Ha utilizzato un machete per uccidere i genitori. Prima ha colpito il padre prendendolo alle spalle. Poi ha fatto mettere in ginocchio la madre e l'ha uccisa. Fermato il figlio, Valerio Ullasci di trent'anni. E' accusato di aver massacrato nella loro casa a Mentana, alle porte di Roma, il padre Vincenzo di 59 anni, e la madre, Maria Spina di 60.

Ancora oscuro il movente. Messa sotto sequestro la villetta a due piani in via delle Molette, teatro della tragedia.

E' stato lui stesso, l'assassino, a telefonare al 113. Quando gli uomini della squadra mobile sono entrati in casa, Valerio era accanto ai corpi dei suoi genitori, con ancora in mano il machete sporco di sangue utilizzato per il massacro.

Non ha saputo dare una spiegazione, ma in questura ha confessato di essere stato lui il responsabile di quella che gli inquirenti non hanno avuto timore a definire "una vera mattanza".

Valerio lavorava come cameriere nel ristorante di Mentana gestito dal padre. Viveva nella villetta di via delle Molette insieme ai genitori. Circa dieci anni fa, era morta per una grave malattia una sorella di Valerio.

Duplice omicidio di Mentana/3

Da IlGiornale.it del 2 dicembre 2008

Roma, uccide i genitori a colpi di machete
Mentana - E' stata una vera e propria mattanza. Un'azione premeditata. "Prima ha colpito con il machete il padre, prendendolo alle spalle poi ha fatto mettere in ginocchio la madre e l’ha uccisa". Questo il racconto del capo della squadra Mobile di Roma, Vittorio Rizzi, su quanto accaduto nella tarda serata di ieri in una villetta a Mentana, centro alle porte di Roma, dove un uomo, Valerio Ullasci di 30 anni ha massacrato i propri genitori, Vincenzo Ullasci di 59 anni e Maria Spina di 60. L’autore del duplice omicidio si trova attualmente in carcere dopo l’interrogatorio avvenuto in nottata negli uffici della Questura.
Il movente Non è ancora chiaro cosa abbia portato l'uomo a uccidere i genitori. "Ad avvertire il 113 è stato lui stesso - continua Rizzi -. Quando siamo arrivati lo abbiamo trovato vicino ai corpi massacrati a colpi di macete". L’uomo che lavorava come cameriere nel ristorante di Mentana gestito dal padre, viveva nella villetta di via delle Molette insieme ai genitori. Circa dieci anni fa i coniugi uccisi avevano perso una figlia per una grave malattia.

Duplice omicidio Mentana/2

Dal Corrieredellasera.it del 2 dicembre 2008
GLI INQUIRENTI «UNA VERA E PROPRIA MATTANZA»
Roma, uccide i genitori a colpi di machete
Un uomo di 29 anni ha massacrato nella loro casa di Mentana il padre e la madre per motivi sconosciuti
MENTANA (ROMA) - Una strage, effettuata in un modo crudele e sanguinoso. Non ha saputo dare una spiegazione a quanto commesso, Valerio Ullasci, l'uomo di 29 anni che lunedì sera ha ucciso a colpi di machete i propri genitori in una villetta di Mentana, comune alle porte di Roma.

Il presunto responsabile di quella che gli inquirenti definiscono «una vera mattanza» in nottata è stato arrestato e poi trasferito in questura a Roma per essere interrogato, ma non è stato in grado di spiegare cosa lo ha portato ad accanirsi sui corpi dei propri genitori. L'allarme in via delle Molette era scattato nella tarda serata di lunedì quando i vicini di casa avevano sentito delle urla provenire dalla villetta a due piani abitata dal giovane e dai due coniugi. Gli uomini della squadra mobile hanno trovato il ragazzo accanto ai corpi, con ancora in mano l'arma utilizzata per ucciderli. Resta da stabilire se l'uomo soffra di disturbi mentali.
LE VITTIME - Le vittime sono Vincenzo Ullasci, di 59 anni e Maria Spina, di 60 anni, vivevano nella villetta insieme al figli e gestivano un ristorante sempre a Mentana. Il giovane, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, ha prima colpito il padre uccidendolo e si è poi scagliato contro la madre che era intervenuta in difesa del marito. L'uomo non ha saputo fornire una spiegazione per quello che è avvenuto. «Ha detto varie cose - spiegano gli investigatori - ma sembrano frutto di una coscienza alterata e su cui sono in corso indagini». I genitori erano titolari della taverna del Sarchiapone di via Crescenzio 30 a Mentana dove il ragazzo lavorava come cameriere. Anni fa l'unica sorella era morta in seguito a una grave malattia.